MILAN FASHION WEEK

Cronaca delle sfilate più attese del 2018

Il tempo è scaduto.

In una settimana della moda che rincorre anche l’ultimo secondo, perderci a parlare di tendenze e del colore dell’anno non serve più.

Dopotutto dovevamo già capire giorni fa, quando da Primpy, abbiamo ricevuto l’invito alla sfilata di Gucci, di avere letteralmente i minuti contati. Un timer funzionante, dalle sembianze di una bomba (che con i tempi che corrono, era proprio quello che ci mancava) che scandiva ogni secondo prima del grande evento.

L’ALLEGRO CHIRURGO

Infatti il fashion show di Gucci non è stato soltanto grande. È stato monumentale.

Nel bene e nel male negli ultimi giorni non abbiamo sentito parlare che delle teste mozzate avvistate mercoledì 21 febbraio in Via Mecenate. Una sala operatoria, con tanto di lettini e lampade scialitiche, asettica e un tantino macabra, in cui hanno sfilato novanta cyborg, figura che supera il dualismo di identità, mettendo insieme natura e cultura, maschile e femminile, normale e alieno. «Riflette il mestiere dello stilista che taglia, cuce e ricostruisce materiali e tessuti per creare una nuova personalità e identità (…) Il lavoro creativo è come quello chirurgico» racconta il designer. Concetti interessanti, mescolati ad una buona dose di sensazionalismo ed effetto wow.

Che ci piaccia o no (a Giorgio Armani decisamente no), Alessandro Michele ha fatto un’operazione molto importante. E non mi riferisco al marchio Gucci, che con i suoi fatturati da record starà a posto per un bel po’, ma all’intera città meneghina.

Con quest’ultima Fashion Week, non si può negare che Milano ha avuto i riflettori puntati e l’attenzione di tutto il fashion business, molto di più rispetto a quella noia newyorkese o all’art attack londinese.

Ovviamente il grazie non va rivolto solo a Gucci, molto altro è successo in questi sette giorni (dal 21 al 27 febbraio). Molto altro.

ELEGANZA ALIENA

Come su delle navicelle spaziali, le borse di Dolce e Gabbana hanno invaso il pianeta dolcemente appese ai droni.

Invece che arrivare da un’altra galassia, hanno valicato l’uscio in paradiso (con tanto di putti e raggi dorati) allestito da Stefano e Domenico, domenica 25 al Metropol di Milano. Una ouverture inaspettata e che ha lasciato noi di Primpy a bocca aperta. Il racconto di una moda milanese che vive il presente e guarda al futuro. Un futuro visionario e non-così-lontano, presentato in seguito nella collezione super luxury, principalmente funky, non troppo couture come ci si aspetta dal dinamico duo.

Il mood da Area 51 si è respirato intensamente anche allo show di Moschino, dove siamo stati proiettati sul set di Star Trek. Una sottile, ma efficace ironia, all’estetica americana: dai miti alieni, alle dive di altri tempi Marilyn e Jackie Kennedy, alla pop art di Andy Warhol. Molto distante dalle precedenti collezioni, ma sicuramente riuscita. Almeno fino a quando abbiamo visto la modella-alieno verde, che ricordava tantissimo la Malvagia Strega dell’Ovest con un tailleur anni Sessanta. 

 

L’interpretazione che Nostra Signora Miuccia dà del futuro è come sempre motivo di ammirazione e discussione. Dopotutto l’arte serve proprio a questo. Una sfilata avvenuta rigorosamente a luci spente per permettere alle modelle e ai capi fosforescenti di brillare.

Protagoniste: le donne e la loro femminilità, la loro seduzione messe in discussione da capi molto coprenti, castigati che valorizzano il materiale Prada per eccellenza, ovvero il nylon. Un set straordinario (la sfilata è avvenuta nella torre della Fondazione Prada, che verrà inaugurata e aperta al pubblico al prossimo Salone del Mobile) con una vista senza paragoni sulla Milano post industriale.

Un inarrestabile viaggio nel tempo pare questa Milano Fashion Week. E proprio attraverso le epoche, gli stili e le contaminazione che Lady Donatella vuole raccontare la collezione, ripescando dagli archivi del fratello Gianni tutti i main della maison.

Alla sfilata di Versace vediamo un susseguirsi di donne, per niente bon ton, ma vere guerriere, sicure, decise, militari del gentil sesso. Un viaggio attraverso il tartan, la pelle, la pop art, il glamour anni Ottanta che proietta il brand della Medusa verso il futuro.

C’È CHI DICE NO

Re Giorgio certe cose non riesce a tenersele. E, dopotutto, alla veneranda età di 83 anni, chi glielo fa fare? Dopo aver raccontato dellla globalizzazione e la contamination etnica estetica che viviamo quotidianamente con una collezione di riferimento per il prossimo inverno.

il semidio Armani si è lasciato sfuggire qualche commento. Per lui, con la sfilata del buon Alessandro Michele si è raggiunto il limite, e se ne guarda bene dal prendere parte a questo teatrino. «Non occorre strafare!» ribadisce prima dei proverbiali 90 minuti di applausi.